BLACKMORE's NIGHT - Live In Rabenstein 2001
Due
parole per presentarmi…
Mi
chiamo Riccardo, sono studente universitario, ho 24 anni e suono la chitarra
elettrica da quando ne avevo 12. Sono come tutti voi un fan di Ritchie e da
ormai svariato tempo seguo attentamente ogni sua uscita discografica e performance
dal vivo. I Blackmore’s Night, quest’ultimo capitolo della sua carriera, hanno
rappresentato una svolta davvero significativa nei confronti dell’Hard Rock
che da sempre siamo stati abituati a sentire proferire dalla sua magica 6 corde.
Una “U turn” che ha dimostrato a mio avviso una maturità artistica fuori dal
comune e che si addice solamente ai geni propriamente detti.
Il 13 Ottobre dello scorso anno si è tenuto a Rabenstein,
in Germania, un concerto esclusivo che ha sancito la chiusura del tour europeo
della band. Tramite il Fanclub tedesco sono riuscito ad aggiudicarmi uno dei
200 biglietti per la data.
E’ stato veramente qualcosa di speciale, un’esperienza fuori dal comune che mi accingo ora a raccontarvi senza nascondere che ancora adesso, nello scrivere queste righe a ricordo di quella magica notte, un brivido di emozione mi corre lungo la schiena.
Il
viaggio ed il borgo medievale
Rabenstein è un minuscolo paesino situato nella foresta tedesca tra Bayreuth e Norimberga.
Io
ed un mio amico siamo partiti venerdì notte a
mezzanotte
e siamo arrivati alle 7 di sabato mattina.
Il viaggio
di andata è durato un po' più del dovuto perchè abbiamo preso un'uscita sbagliata
e ci è voluta una buona mezz'ora per ritrovare la retta via.
Una volta scesi dalla macchina lo spettacolo che ci si è presentato agli occhi ci ha lasciati a bocca aperta : un borgo medievale stupendo, sperduto in una foresta e tutto avvolto dalla nebbia, è uno di quei posti dove il tempo pare essersi fermato. La temperatura era piuttosto rigida ma abbiamo approfittato del fatto che non si vedeva ancora in giro anima viva per una passeggiata indisturbata tra le mura del castello immerso nella vegetazione. E' stato quello che ci voleva per distaccarsi dal mondo reale e venire catapultati indietro di secoli; attorno ai bastioni del
castello,
nel mezzo del bosco, il silenzio regnava sovrano interrotto solo dal fruscio
del vento e dai rumori furtivi di qualche animale selvatico.
Ci siamo sistemati in una camera doppia della locanda del borgo e per passare il tempo abbiamo assistito ad uno spettacolo di uccellatori che facevano fare incredibili acrobazie ai falchi.
Alle 18 ci è stato concesso di accedere all’interno del castello. Eravamo in
circa 200 fans tra svizzeri, tedeschi, polacchi e
scandinavi tutti rigorosamente in costume. Il gruppo di italiani era piuttosto
numeroso.
Le
stanze erano arredate in maniera eccezionale: armature e stendardi si sposavano
con i mobili antichi in un equilibrato connubio di arte ed architettura medievale.
Ci è stato servito un buffet con ogni ben di Dio durante il quale abbiamo avuto modo di gustare delle ottime birre tedesche. L’occasione è stata propizia anche per conoscere e scambiare opinioni con un sacco di gente simpatica ed accomunata dalla stessa passione per la magica musica di Ritchie.
Il
concerto è iniziato alle 21.30 ed è durato ben tre ore.
Il lussuoso salone dove si è svolto era collocato
al piano superiore ed era stato addobbato con vari braceri che creavano singolari
giochi di luce sulle pareti.
Il
tutto è iniziato con un’introduzione di Albert Dannemann che
ha fatto
calare l’adeguata atmosfera medievale sul pubblico suonando vari antichi strumenti
tra cui cornamuse ed una ghironda. A lui si è poi unita tutta la band (Ritchie
compreso) che lo hanno accompagnato nell’esecuzione di alcuni curiosi brani.
Successivamente
Lady Vita ha presentato due sue belle canzoni (di cui una intitolata “Black
beauty”) accompagnandosi da sola con la chitarra acustica: era visibilmente
emozionata ma alla fine il calore degli applausi ha appagato la sua dignitosa
performance.
Ciò che è seguito non trova parole per essere descritto:
suggestivo ed emozionante sono due termini riduttivi per definirlo. Se Dio suonasse
la chitarra probabilmente si incarnerebbe in Ritchie. Candice, dal vivo più
che mai, ha una voce stupenda: sensuale e celestiale allo
stesso tempo.
La scaletta
dell’intero concerto è stata la seguente:
Shadow
of the moon
Morning star
Play minstrel play
Minstrel Hall
The times they are a changin'
Soldier of Fortune
Durch den Wald zum Bach haus
Fires at midnight
Under a violet moon
Midwinter's night
Home again
Pastime with good company
Catherine Howard's fate
Renaissance Faire
The clock ticks on
Hanging tree
I still remember
Wish you were here/Ocean Gypsy
Crowning of the King/March the Heroes home
Beyond the sunset
Again someday
All
because of you
Now and then
Ho particolarmente
apprezzato la versione di “I still remember”
nella quale Ritchie ha eseguito un originale solo avvalendosi di un suono
“orientaleggiante”
ottenuto con il MIDI. Peccato per l’attesissimo solo in “Fires at midnight”
che io mi aspettavo eseguito con la Stratocaster che è stata invece sostituita
dall’acustica in tutti i pezzi, anche quelli suonati con l’elettrica
nelle versioni da studio. Ciò non ha tuttavia tolto niente alla maestria con
la quale The man in black ha proposto i brani, anzi li ha resi ancora più interessanti
grazie agli inediti arrangiamenti. Davvero impressionanti anche le evoluzioni
sul violino di Chris Devine: il perfetto equilibrio tra una tecnica mostruosa
ed un gusto musicale più unico che raro. Durante tutto il concerto Ritchie non
si è risparmiato il suo humour inglese dilettando i presenti in varie occasioni
come quella in cui ha suonato un intero brano con un “possum” di pelouche al
posto del plettro.
Il
party
Dopo
lo show il proprietario del castello, un lord tedesco di nome Felix ci ha cacciati
tutti fuori; sono rimasti solamente gli addetti della security e pochi eletti.
Io ho conosciuto Elisa (che Dio ti benedica!) una ragazza di Ferrara da poco
laureata in lingue che parlava l'inglese con una disinvoltura incredibile. Tramite
lei ed un suo amico giornalista sono riuscito ad intrufolarmi per vie traverse all’interno
e raggiungere il posto dove si stava svolgendo il party privato post-concerto.
Eravamo in una quindicina di persone, su una terrazza del castello a cielo aperto sotto
le stelle, tutto intorno la foresta di notte. Alla luce di un gigantesco camino
Ritchie suonava e Candice cantava improvvisando con lui. I pochi fortunati presenti
stavano in religioso silenzio seduti attorno al fuoco.
Mi sono seduto di fianco a lui, estasiato dalle corse della sua
mano sul manico di quella chitarra. Per più di quattro ore fino alle 6 del mattino abbiamo
parlato, scherzato e scattato qualche foto insieme. Ho avuto anche modo
di avere
con lui una disquisizione di carattere tecnico a riguardo dell’approccio
alla chitarra classica. Inutile dire che per me, in quanto chitarrista, parlare
di persona con il mio idolo è stato come toccare il cielo con un dito.
E' stato indimenticabile, probabilmente la notte più bella della mia vita… ancora adesso mi sembra di avere vissuto un sogno!
RICCARDO BACCHI