BLACKMORE's NIGHT CONCERT REVIEW

 

BLACKMORE's NIGHT - "Firenze, Teatro Puccini 26/10/2003" - Review By Mario Valente.

Un concerto da Record!
Terza e ultima tappa del tour italiano per un concerto da record... Due record sono stati sicuramente battuti, credo sia stato il concerto più corto della storia dei Blackmore's Night, con soli 75 minuti di musica... Inoltre dovrebbe essere il primo concerto dei BN e quindi della carriera di Blackmore (esclusi alcuni show più intimi tenuti nei saloni dei castelli: Eggersberg 1998, ecc.) in cui la chitarra elettrica non è stata nemmeno sfiorata... nemmeno una nota con la fender... Appena entrato nella sala del Teatro Puccini rimango un poco meravigliato, il posto mi è sembrato assai squallido, più che un teatro sembrava un Auditorium scolastico di periferia. Una delle città più belle del mondo, per uno dei teatri più brutti del mondo. Immagino che il posto sia stato scelto per l'affitto più basso rispetto ad altri locali, però mi è dispiaciuto molto veder suonare Ritchie in un posto del genere. Nonostante questo, il concerto inizialmente mi sembra discreto, anche se inferiore allo standard abituale, con poche improvvisazioni-divagazioni tipiche delle serate di grazia. Dopo 30 minuti piacevoli offerti da "La Zag", ormai è diventato un classico vedere la band di Bolzano prima dei concerti italiani dei Blackmore's Night, inizio concerto con CARTUCHE. Il pezzo è trascinante e riscalda a dovere gli spettatori, devo dire però che avrei preferito come song di apertura "Way to mandalay", purtroppo eseguita solo nelle prime tappe polacche del precedente tour estivo. PLAY MINSTREL PLAY è uno dei pezzi forti del repertorio dei nostri, difficile non emozionarsi, soprattutto durante l'ascolto del finale. Emozioni a piene mani anche in MINSTREL HALL, uno dei momenti più belli della serata al Puccini, nonostante il taglio del solito intro improvvisato. In UNDER VIOLET MOON tutto il teatro balla e canta con Candy, brava a trascinare il pubblico. La scaletta procede simile a quella degli altri concerti di questo tour, con PAST TIMES WITH GOOD COMPANY che ormai è un classico dal vivo e SOLDIER OF FORTUNE, inutile descrivere quello che si prova durante l'ascolto di una delle più belle ballads della storia del rock, ottima interpretazione di Candy, solo di Ritchie breve ma intenso, da gustare nota per nota. Bella anche DURCH DEN WALD ZUM BACH HAUS, che lancia il violinista in un bellissimo assolo. Lord Marnen è veramente molto bravo, probabilmente non ha il feeling di Chris Devine, però la sua tecnica è notevole. La band rispetto a qualche anno fa è migliorata notevolmente, ma è migliorata soprattutto Candy, in DIAMONDS AND RUST la sua prestazione migliore, tutto il Puccini gli tributa il meritato applauso. Prima di DIAMONDS AND RUST mi aspettavo però Sixteen C. Greensleevs e la tanto agognata Fender, arrivano invece inaspettate sorprese. Dopo lo strumentale Mr PEAGRAM's MORRIS & SWORD, molto più bello rispetto alla versione in studio, Candy presenta a sorpresa Ocean Gypsy, raramente eseguita dopo il primo tour del '97, inoltre in questa occasione non viene eseguita in un medley come allora. Subito dopo la cantante inizia a chiedere al pubblico il pezzo desiderato, molti nelle prime fila urlano WISH YOU WERE HERE e la band parte a sorpresa proprio con questa canzone. La vera sorpresa però arriva nel finale, quando Ritchie inizia ad improvvisare come solo lui sa fare, lacrime trattenute a fatica, la cosa che mi è piaciuta di più insieme con Minstrel Hall. Nuova sorpresa con WIND IN THE WILLOWS e VILLAGE IN THE SAND che però senza Fender sembra perdere un po mordente. Commovente GHOST OF ROSE con il suo incedere pieno di pathos, non riesco però a comprendere alcune esclusioni dal nuovo album. Queen For A Day è una delle più belle canzoni di tutta la discografia Blackmore's Night, in questo tour autunnale non è stata mai eseguita, mistero... In RENAISSANCE FAIRE e HOME AGAIN ci alziamo tutti per avvicinarci allo stage, tutto il teatro è coinvolto e canta con Candy, sembra il preludio di un grande bis come a Dolo. The Man In Black ci saluta, io tranquillo penso: intanto tra poco lo rivediamo con la sua Fender... Dopo qualche minuto invece di veder apparire la Stratocaster, parte il nastro registrato e si accendono le luci, nelle prime fila ci guardiamo increduli. Sembrava uno scherzo, siamo rimasti comunque ad aspettare qualche altro minuto, non sembrava vero, invece TMIB aveva deciso seriamente di non uscire per i bis. Alla fine la delusione si leggeva sugli occhi di tutti. Dopo il concerto si parlava solo di questo, anche le cose belle dello show erano state cancellate dalla nostra mente. Bah... che dire, tutto questo era già successo nel secondo concerto di questo tour nel long Island, li almeno il problema erano stati i fans che per tutto il concerto lo avevano indispettito invocando Fender e Deep Purple's song, questa volta risulta difficile individuare anche la motivazione del suo comportamento. Mi dispiace, lui è molto sensibile ad alcune componenti dello spettacolo, organizzazione, luogo del concerto, ecc. Spesso viene condizionato quando qualcosa non va per il verso giusto. Sono sicuramente cose importanti, però credo che tutto questo dovrebbe essere sempre subordinato al rispetto per i suoi fans, questa dovrebbe essere la cosa più importante, tante persone fanno dei sacrifici per vedere un suo concerto, dovrebbe tenerne conto un poco di più. Non gli chiediamo la luna, ma solo, se possibile, di sentirlo suonare SEMPRE DA RITCHIE BLACKMORE...

MARIO VALENTE

SETLIST:
Intro
Cartouche
Play Minstrel Play
Minstrel Hall
Under A Violet Moon
Past Time With Good Company
Soldier Of Fortune
Mr. Peagram's Morris & Sword
Diamonds And Rust
Durch Den Wald Zum Bach Haus
Ocean Gypsy
Wish You Were Here
Wind In The Willows
Village On The Sand
Ghost Of A Rose
Renaissance Faire
Home Again



BLACKMORE's NIGHT - "Firenze, Teatro Puccini 26/10/2003" - Review By Maurizio Vetere.

È dall’uscita di “Ghost of a rose” che pregustavo il tour italiano di zio Riccardo il Terribile, attendendo con trepidazione la riproposizione live dei momenti più belli del disco. Ero già pronto a danzare sul meraviglioso crescendo di Queen for a day, o a rabbrividire al prolungarsi ad libitum dell’intro di All for one, e scelgo la data di Firenze tra le tre previste (non mi sono lasciato incantare dall’occasione milanese di incontrarlo di persona: immaginavo fosse un miserabile specchietto per le allodole…). Mai decisione fu più infausta: dopo il concerto più bello in assoluto (Ascoli Piceno la scorsa estate) arriva – quasi a compensare – il concerto più brutto di tutta la mia storia blackmoriana. Ma andiamo con ordine…
Teatro Puccini di Firenze: “Wow!!”, pensavo. “Una città meravigliosa, ricca di storia e fascino: chissà che posto incantevole avranno scelto. Poltrone in velluto rosso, acustica perfetta, posto già prenotato in prima fila, a centro palco…”. Arrivato sul luogo, non riesco a credere ai miei occhi: una terribile struttura da recita di fine anno delle scuole medie, dalle mura esterne in un tristissimo cemento grigio-depresso e in chiaro stato di decadenza. Bah… “Proviamo ad entrare, va’! Magari dentro è un po’ più curato… ”.
Mi trovo da solo, in un teatro incustodito, e faccio amicizia con Paolo, che si guarda incredulo e mi chiede se Ritchie suonasse lì. Diamo un’occhiata al palco in fase di fine allestimento, e non ci sono dubbi: il posto è proprio questo! Altezza del palco: poco più di 1 metro. Pareti scrostate, con cavi e spuntoni metallici penzolanti. Seggiole di infima qualità.
Comincio a inc…rmi e rifaccio mente locale: la “signora” organizzatrice si giustificava dell’elevato prezzo dei biglietti (avrei voluto vedere se in tempi “Lira” avesse avuto la faccia tosta di chiederne 80.000) parlando dei servizi di lusso richiesti dai nostri (limousine, alberghi a 12 stelle, e così via), del costo elevato per il teatro, della pubblicità, ecc. E questo è ciò che è riuscita a ottenere? Una vera volpe degli affari…
Paolo, poi, mi confida stranito che è venuto a sapere per caso della serata, non essendo presente per tutta Firenze un manifesto pubblicitario. Mi sbagliavo: è proprio una volpe, che ha pensato bene di risicare su tutto e portare a casina un gruzzoletto niente male tutto per lei; ma con una lungimiranza da zucchina, visto che immagino che da ora in poi non le verrà affidata neanche l’organizzazione della distribuzione dei popcorn nel più becero cinema di periferia.
Non riesco a immaginare cosa avrà riservato ai coniugi Blackmore! Se tanto mi dà tanto, i loro camerini saranno stati allestiti nel sottoscala, e la famosa limousine a occhio e croce potrà essere stata una “bianchina” del ’66.
Ma speriamo ottimisticamente che lo show sia all’altezza… Prendo il mio biglietto numerato di prima fila, cerco il mio seggiolino e mi ritrovo vicino alla porta dei bagni sulla parete destra con davanti a me un grande ampli e il muro: palco in posizione che nemmeno gli occhi del camaleonte. Mi alzo infuriato e a stento riesco a trattenere il desiderio di strozzare la “signora”, dalla quale mi faccio rimborsare la metà del costo del biglietto.
Cerco di calmarmi, pensando alle meraviglie a cui i Blackmore’s Night ci hanno abituato. Intravedo Carole Stevens della Blackmore Productions che conosco personalmente, la saluto e le chiedo come va. Mi risponde con un gesto della serie: “No comment”. Oh-oh…
Vi chiederete a questo punto: “OK, MV! Ma ci parli un po’ di musica?”. Certamente, ma non volevo trascurare il contesto in cui si è svolto lo show, in quanto ha direttamente contribuito alla serata più infelice di Ritchie Blackmore da quando lo seguo nei suoi concerti.
Cartouche apre le danze, in modo “morbido” e senza regalare emozioni particolari. A seguire, tanti brani delle passate produzioni e tour (Play minstrel play, Minstrel hall, Under a violet moon, Soldier of fortune, ecc.), eseguiti in modo abbastanza asettico. Ritchie non divaga, va subito al dunque ed è molto cupo, limitandosi a “timbrare il cartellino” come un impiegato annoiato delle stesse pratiche. Non mancano i momenti di maestria (il suo tocco in Minstrel hall è sempre delizioso), ma sono piccole stelline in un cielo nero.
Candice, invece, si diverte di più, e ci regala una Diamonds and rust da far rabbrividire un triceratopo, meritandosi commossa una lunga standing ovation. Ci chiede un brano da eseguire; il pubblico urla “Wish you were here” e la band lo accontenta, ma con un’esecuzione davvero impacciata e con finale troncato in modo imbarazzante.
E il nuovo album? Ignorato quasi del tutto. Sono sempre più perplesso: Ritchie non sfiora nemmeno col pensiero la sua Fender, non guarda mai il pubblico, è svogliato e fa sempre più fede al suo celebre soprannome.
Ma ecco che Candice invita le prime file in costume davanti al palco per danzare con Renaissance faire e Home again, e noi non ce lo facciamo ripetere. L’atmosfera sembra ora quella giusta: chissà che bei bis ci attendono.
Quando si accendono le luci penso ad un errore del tecnico, ma quando parte la musica di sottofondo la mia delusione raggiunge il culmine: “Tutto qui? 40 eur, centinaia e centinaia di chilometri per vedere uno spettacolo così indegno per una delle figure più importanti della storia del rock? Poco più di un’ora di musica eseguita con una passione da cercare al lanternino in uno squallore totale tra pochissimi fedeli?”. Rifletto sulle motivazioni di tipo puramente organizzativo che hanno condizionato così pesantemente la serata (supposizioni confermate successivamente dallo stesso Ritchie, che difficilmente tornerà a suonare in Italia nell’immediato), e vado via infuriato sotto una pioggia battente che accompagna coerentemente lo stato d’animo.
Caro Riccardo il Terribile, so bene che quando suoni ti piace divertire e divertirti, e che quando qualcosa non va non riesci proprio a lasciarti coinvolgere, ma non conta niente l’affetto di fans che sacrificano eur e nottate in bianco pur di applaudirti? Qualche volta non potresti esser loro più vicino, limitando i tuoi strali solo ai diretti responsabili? Per una volta, stai punito!
In tutto questo sfacelo, le note positive provengono da tanti nuovi amici conosciuti nel corso dell’evento, con cui spero di condividere esperienze più coinvolgenti in futuro.
Alla prossima.

MAURIZIO VETERE

SETLIST:
Intro
Cartouche
Play Minstrel Play
Minstrel Hall
Under A Violet Moon
Past Time With Good Company
Soldier Of Fortune
Mr. Peagram's Morris & Sword
Diamonds And Rust
Durch Den Wald Zum Bach Haus
Ocean Gypsy
Wish You Were Here
Wind In The Willows
Village On The Sand
Ghost Of A Rose
Renaissance Faire
Home Again

BLACKMORE's NIGHT - "Dolo (Venezia), Teatro Excelsior 23/10/2003" - Review By Elisa Bonora.

DOLO – 23 Ottobre 2003

E’ un giovedì piovoso, una giornata d’autunno con un’aria fredda quasi a preannunciare con largo anticipo l’arrivo dell’inverno. Ma per me l’atmosfera è quella delle grandi occasioni, perché a Dolo (Ve), non troppo lontano da casa mia, stanno per entrare in scena i Blackmore’s Night! Si tratta del primo dei 3 concerti italiani del tour europeo autunnale, e siamo tutti ansiosi di accogliere nuovamente i minstrels nel nostro paese a distanza di poco più di un anno dai loro precedenti concerti italiani (estate 2002).
Arrivo a Dolo, e dopo aver dato il meglio di me al volante per districarmi dal traffico di auto e camion che intasava il viale di fronte al teatro, e riuscendo finalmente a parcheggiare, entro in teatro. Si tratta di un cinema/teatro dall’aspetto non esaltante, con la prima fila a una decina di metri dal palco, e una fossa (normalmente destinata all’orchestra) proprio sotto il palco, che oggi è destinata agli “special guests” della serata! Io ho la fortuna di essere tra di loro! Mi trovo così a un passo dalla band e con il resto del pubblico a diversi metri alle mie spalle. Dietro di noi c’è una specie di passerella collegata al palcoscenico che circonda la fossa, su cui Candice, durante lo show, passeggerà cantando Under a Violet Moon. … Proprio alle nostre spalle!

Aprono il concerto i La Zag, gruppo formato da una famiglia altoatesina che da qualche anno a questa parte spesso accompagna i Blackmore’s Night in tour, che suonano per una buona mezz’ora. Ottima esibizione! Poi, pausa prima dell’entrata in scena dei nostri… Noi special guests della fossa stiamo tutti morendo di fame (avendo saltato la cena)… specialmente io! Così, approfittando della pausa prima dell’inizio dello show, mi precipito fuori alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti per me e per gli altri e… l’unica cosa che riesco a recuperare in pochi minuti è nientemeno che una pizza intera gigante!! Così la porto in teatro (??) sotto lo sguardo incuriosito di tutti, e raggiungo la fossa, dove affamati ci lanciamo all’assalto… Senza coltelli né forchette, ovviamente… E con la fretta dettata dalla fame e dal fatto che Ritchie poteva entrare in scena da un momento all’altro… Sembravamo davvero dei selvaggi… però rigorosamente vestiti in eleganti abiti medievali ;-) Ovviamente qualcuno, ridendosela alla grande, ha anche immortalato la scena con la macchina fotografica… L’aneddoto ha fatto sì che la “orchestra pit” venisse prontamente ribattezzata “pigs pit” ;-)

Finalmente, alle 22.15 circa inizia lo spettacolo!! L’inizio è con la solita intro di Way to Mandalay, subito seguita da Cartouche, con la percussionista dei La Zag, Anna Florina, sul palco insieme alla band. Inizio carico ed energico! Seguono Play Minstrel Play, con una bella parte di flauto, e subito Minstrel Hall, senza introduzione ma suonata come al solito egregiamente da Ritchie che incanta letteralmente tutto il teatro. A seguire, Under a Violet Moon, con Candice che percorre la passerella alle nostre spalle per essere più in contatto con il pubblico e farlo cantare con lei. Due pezzi sicuramente da segnalare sono, come sempre, Soldier of Fortune e Diamonds and Rust, per la toccante interpretazione di Candice che trasmette un calore e un’emozione da brivido, che avvolge di magia tutto il teatro e che si guadagna uno scroscio di applausi con meritata standing ovation. Sono due momenti dello show che mi tolgono sempre il fiato. Un buffo particolare… quando Candice presenta Soldier e, come sempre, spiega che il pezzo è stato scritto da Ritchie e David Coverdale, Ritchie la interrompe e la corregge: “No, l’ho scritta con Marylin Manson”. ?????????? Sguardo incredulo (e Candice sconsolata, deve pure dargli ragione…) e risata del pubblico!
Giunge il momento riservato alle richieste del pubblico… Io dalla fossa voto per Where are we going from here (in realtà l’elenco di quello che avrei voluto sentire è lunghissimo!!), e con me anche altri; tuttavia, il pubblico alle nostre spalle sembra molto più orientato verso gusti rockettari, e Ritchie li accontenta con Sixteenth Century Greensleeves, regalandoci un bellissimo solo. Mr. Peagram al mandolino risulta piacevolissima, poi spazio a Bard David per un incredibile solo di tastiera. Il nuovo membro della band si rivela veramente un ottimo acquisto… Ha un tocco fantastico, il suo modo di suonare così caldo e coinvolgente mi aveva colpito già dal tour tedesco estivo. E anche stasera non si smentisce… Applausi, meritatissimi. Il solo di tastiera apre Home Again, durante la quale noi della fossa ci esibiamo nella consueta danza, mentre il resto del pubblico rimane composto. Peccato… In Germania trovo sempre molta più partecipazione da parte del pubblico, e questo rende tutto ancora più divertente. Sono certa che anche Ritchie e la band apprezzano molto il coinvolgimento del pubblico (e non solo durante la parte elettrica!!!). Candice stessa fa cenno a noi della fossa di alzarci e ballare! A seguire, una splendida Ghost of a Rose, coinvolgente dal vivo forse ancor più che sul disco, e poi l’immancabile Renaissance Faire, che in Germania vede sempre un grande numero di fans alzarsi in piedi e ballare assieme, mentre questa volta i danzatori erano solo quattro (me compresa), ringraziati però da un sorriso di Candice che dimostra di apprezzare molto la nostra partecipazione. Spazio per altre richieste da parte del pubblico… Ritchie alla fine si esibisce in un brevissimo medley di Crowning of the King e Shadow of the Moon, solo pochi secondi, poi ecco che inizia Temple of the King, acclamatissima… però viene fatta solo una strofa, e nessun solo!
E’ il momento di The Clock Ticks On, sul palco fanno ingresso anche i La Zag per il gran finale. La band scompare dietro le quinte, e ci vuole un po’ perché torni sul palco… Nel frattempo, il pubblico si accalca alle nostre spalle presso la passerella, per avvicinarsi al palco, acclamando e chiamando a gran voce il Maestro e la sua band. Finalmente, rieccoli… Il primo pezzo dei bis è All for One, seguito da Difficult to Cure e da Self Portrait, con un lungo, magnifico solo di Ritchie!! Poi, Purple Haze in versione strumentale… e Ritchie esce di scena. E’ la fine dello show? No, non ancora… da dietro le quinte inizia Black Night per la gioia di tutti, cantata da Candice solo nella prima strofa, poi lei raggiunge le Sisters of the Moon in fondo al palco e lascia il posto al grande Sir Robert che con la sua voce decisa ed energica entusiasma la folla!! Non è solo un ottimo bassista e chitarrista, ma anche un validissimo cantante, e ne ha dato prova in molte occasioni! Il pezzo si chiude con il riff di Woman from Tokyo, poi è il momento del Blackmore Blues, cantato ancora una volta da Bob. Fantastica performance!!! Chiude il concerto, stavolta definitivamente ma anche a sorpresa, un’inaspettata Sunshine of your love, cantata da Bob. Lo show si conclude dopo 1 ora e 55 minuti, a dire il vero non poi così tanto rispetto ad altri concerti. Una bella serata, comunque… piena di magia, come sempre. L’unica nota negativa secondo me è stata rappresentata dal pubblico un po’ troppo freddo durante la parte acustica, e credo proprio che Ritchie l’abbia percepito. Durante lo show infatti anche lui è rimasto piuttosto distante, a parte un unico momento in cui ha distribuito bicchieri di birra ai fans seduti nella fossa.
Al prossimo tour… Io già non vedo l’ora!!!n
on vedo l’ora!!!

ELISA BONORA

SETLIST:
Mandalay Intro
Cartouche
Play Minstrel Play
Minstrel Hall
Under A Violet Moon
Past Time With Good Company
Fires At Midnight
Soldier Of Fortune
Durch Den Wald Zum Bach Haus
Diamonds And Rust
16th Century Greensleeves
Mr. Peagram's Morris And Sword
Keyboard solo/Home Again
Ghost Of A Rose
Renaissance Faire
Temple Of The King
Clock Ticks On (no hurdy gurdy)


Bis:
All For One
Difficult To Cure
Self Portrait
Purple Haze
Black Night
Woman From Tokyo
Blackmore Blues (with vocals)
Sunshine Of Your Love

BLACKMORE's NIGHT - "Ascoli Piceno, Teatro Ventidio Basso 15/07/2002" - Review By Maurizio Vetere.


I Blackmore's Night continuano a crescere… Non c'è proprio voglia da parte di Ritchie e Candice di sedersi sugli allori, sfruttando la straordinaria carriera del primo e gli ottimi riscontri ottenuti con il nuovo corso grazie al grande contributo della seconda. I loro show sono sempre più coinvolgenti e curati nei minimi particolari, tanto da dare l'impressione di essere davanti ad un evento fornito di una precisa sceneggiatura, senza per questo perdere in freschezza, spontaneità e improvvisazione: il palco è rifinito in ogni dettaglio, le movenze di Candice Night sono dolcissime e incantevoli, la scaletta dei brani è perfettamente bilanciata, la band si intende a meraviglia e… il nostro Uomo in Nero diverte e si diverte da matti.
Davanti all'impaziente pubblico che ha letteralmente gremito il teatro, le luci si spengono e lasciano spazio ad una intro di chiaro stampo rinascimentale, che verso la fine porta sontuosamente le note di Black Night e Smoke on theWater: cominiciamo bene!
Poi, come in tutti i loro show, è Candice che intona deliziosamente da sola le prime strofe di Written in the Stars, per lanciare il loro classico brano di apertura, Shadow of the Moon. Da qui in poi è un meraviglioso crescendo di emozioni: tutta la migliore produzione dei Blackmore's Night viene proposta per oltre due ore e mezza, toccando delicatamente i cuori dei fan con soffici ballate (Catherine Howard's Fate, Hanging Tree, Mid winter's Night, Now and Then) e esaltandoli con i numerosi brani dalla struttura ritmica più coinvolgente (Morning Star, Under a Violet Moon, Fires At Midnight, The Clock Ticks On, Play Minstrel Play, Writing on the Wall, The Storm, Renaissance Faire). Quando poi tocca a Ritchie, il pubblico si incanta nelle improvvisazioni acustiche (Minstrel Hall su tutte: una riproposizione da brivido!) e si dimena forsennato al comparire della sua fida Stratocaster (Sixteenth Century Greensleeves e Black Night per citare la storia). C'è anche spazio per una bella proposizione di Soldier of Fortune, l'immortale ballata tratta da Stormbringer e cantata originalmente dall'immenso David Coverdale.
Il pubblico è calorosissimo e tributa applausi a dismisura per tutti, lasciandomi un indimenticabile brivido dietro la schiena quando - alla presentazione della band - il bass player fa il nome di Candice: è un'ovazione senza mezzi termini, per una meravigliosa singer entrata definitivamente nei cuori degli appassionati.
Quattro richiestissimi bis concludono la serata: Ritchie si allunga dal palco per stringere la mano dei suoi supporters, causando un po' di preoccupazione alla security, e saluta soddisfatto. Il pubblico lentamente si allontana: vorrebbe che ricominciasse tutto daccapo, ma le luci si accendono impietose.
È l'una e dieci: arrivederci a presto, Ritchie e Candice!

MAURIZIO VETERE

BLACKMORE's NIGHT - "Backmore Holiday Jam, Long Island - Normandie Inn 18/12/2001" - Review By Brian Stephen.


LOTTERY I feel like I just won the lottery. Why? Because I did. The Blackmores Night Holiday Jam lottery. A lottery win that will last a lifetime and into the next. My letters to Santa Claus were answered in the form of an E-Mail notification congratulating me for being selected to attend a very special event with Blackmores Night. With all the stress and trouble in this world today and my wife losing her job since Sept. 11, this couldn’t have arrived in my stocking at a better time. A night to forget all the troubles of today and return to a simpler, more Majestic, Mystical and Magical period. Every one should be able to experience this in their lifetime. If everyone could just take a step back and enjoy what is around us for just one night, the memory would last forever. THE NORMANDIE INN I can’t think of a better place to spend an evening of Christmas cheer, with wonderful music, beautiful people and an atmosphere reminiscent of Jolly Old England. I felt right at home as soon as I walked in the door. The conversation throughout the restaurant was of my favorite topic.
Ritchie Blackmore! There were plenty of people whom I recognize from previous Blackmore shows, but never had the chance to chat with, being in large halls and having assigned seats, followed closely by ushers and security. The members of Blackmores Night for the evening, Carmine, Chris Devine, Sir Robert of Normandie and Mike Sorrentino were all milling about the pub and seating area. The dinner tables were removed from the main dining hall and transforming it into a makeshift concert hall from which our King and Queen was to hold court. It seemed everyone in attendance was in a state of euphoria & disbelief that this was actually going to happen. The excitement and social atmosphere was amazing. Fans from all over the land traveled to this site. I met a couple from England and Albania. Another lad came across North America from Vancouver, British Columbia. What better way to celebrate Christmas, or anything for that matter. BLACKMORES NIGHT I’ve had the pleasure of attending two full length concerts, one at the Vanderbilt on Halloween Eve and one in NYC and an impromptu open mic night at a restaurant called Rubys with just Ritchie, Candice, Carmine and Mike. Each show special in it’s own right. Nothing could have prepared me for this night that they had in store for us. This……………………This is Ritchie Blackmore at his inimitable best. Not being restricted by any curfews, set lists or even local authorities, this was a night for Blackmores Night to really shine. From the moment he walked in the room, I was mesmorized. Hanging on to every nuance of every note, every word, facial expression and remark made between and during songs. Some of his expressions were laugh out loud funny. I was transformed into every performers dream. A truly captive audience. I wasn’t the only one. The set list only tells a small portion of the story. Each and every song was preceded by the famous Blackmore wit, interacting with just about everyone. Asking for and acknowledging requests from the crowd. When Candice asked for requests, Ritchie himself had just one “more beer”. They played two 2 hour sets, only broken up by the fact that Ritchie had to pee. He stretched all of his solos, intros and endings. Playing some brilliant runs. His improvisational doodlings ran from the emotional blues to some fancy Classical/Spanish fret work. Ritchie was also in fine form comedically. Constantly badgering Candice with what to say and how to introduce the songs and then of course telling her she is wrong. Most of us were decked out in Medieval Garb, which the band acknowledged and appreciated. I happened to sit next to the famous Henry of Patchogue fame, who was feeling no pain. Henry was
wearing a Medieval costume with a Red cap, which Keith from the Normandie called his Renaissance Pizza Man outfit. When Henry announced this new nickname to Ritchie, who was in the middle of a delicate intro, Ritchie stopped and looked up with a priceless look that would make Basil Fawlty proud. We all know some of the expressions that Ritchie is capable of, and this was his funniest. During another quiet intro, someone in the back of the room was talking and giggling when Ritchie stopped again in mid flight and announced that this is very serious business, much to everyones delight. Candice was her usual, jovial, bubbly, beautiful self and sang like an Angel. Singing the lyrics and adding new spins to her melodies. Telling every story as much with her eyes and hands as with her voice. Truly drawing us into the tale being told. The sign of a great performer. Chris Devine, rightfully was given ample time to
showcase his many talents on many different woodwinds and of course his violin. Especially during “Fires At Midnight”, where he and Ritchie traded licks for about 10 minutes with Carmine interjecting occasionally. Chris started the solo spot with a flurry of runs and then handed it back and forth to Ritchie coming to a quiet interlude only to build back up again to a fiery climax. Pure Genius! This was my first time hearing “Beyond The Sunset” live. A request which Ritchie humbly obliged. There wasn’t a dry eye in the house afterward. The changes and melody in this song just flow so beautifully. It goes from sad and melancholy to hope and triumph and every emotion in between. As the song changes, I can just feel the emotions sweeping up from my chest and up through my head, squeezing the raindrops from my eyes. The only way to top this was with the technical, disciplined and speedy pinpoint accuracy of
“Possum Goes To Prague” (my request). Ritchie still warming up to that song with a “Highway Star” type intro. All I can do is laugh out loud in awe of this display. I’ve said it before and can only reiterate “Ritchie is without peer.” It’s not easy to get this dyed in the wool, leather jacket rocker moved to tears, but Ritchie has continued to do so since the first time I witnessed Rainbow live back in ‘76’. To see other grown men of the same cloth/leather as myself all wiping their eyes at the end of a bloody song is incredible. Whether we are bikers, artists, doctors, lawyers or even ex-hockey players like myself, we share that common thread. The ability to shed a tear in an emotional wake of BRILLIANCE. Ritchie changed guitars often and the Lakewood Moon Guitar made it’s live debut. Ritchie also played the Lute shaped 12 string,(Guiloote) also a Lakewood. As for the rest of the evening, Ritchie and Candice signed autographs & guitars. The value of my 97 Limited edition RB Strat and the Fender Custom Shop RB Strat has just gone up in value to priceless. These guitars are coming with me in the end. The wife threatens to sell these when I leave this world. Well…she will just have to go ahead of me. I also talked to Carole Stevens at length afterward about everything Ritchie, including DP and Rainbow. I myself do not see a reunion of either happening anytime soon. It’s obvious that Ritchie and Candice are having too much fun and making music that they, as well as enough of us, believe in. Merry Christmas Blackmores Night. You
have just made mine the Merriest of all.

BRIAN STEPHEN

Sussatissimo
Shadow Of The Moon
Past Time With Good Company
Under Violet Moon
Morning Star
Avalon
Possum Goes To Prague (A jaw dropper)
Beyond The sunset (pass the kleenex please)
Catherine Howards Fate
Durch den Wald Zum Bach Haus
Clock Ticks On
Play Minstrel Play
Ocean Gypsy
Minstrel Hall
Soldier Of Fortune
Renaissance Faire
No Second Chance
Mond Tanz
Wish You Were Here
Praetorius
Times They Are A Changin
I Still Remember
Home Again
Fires At Midnight
Hangin Tree
Mid Winters Night
Ding Dong, Merrily Along
I Think It’s Going To Rain Today

BLACKMORE's NIGHT - "Rabenstein 2001" - Review By Riccardo Bacchi.

BLACKMORE's NIGHT - "Napoli, Teatro Tenda Palapartenope 31/01/2001" - Review By Maurizio Vetere.


Questa recensione avrebbe dovuto intitolarsi: Blackmore’s Night - PESCARA 29 gennaio 2001; aggiungo solo un piccolo particolare: posso anche sforzarmi di comprendere che le cause cosiddette “tecniche” che hanno portato all’annullamento dell’attesissima serata siano state assolutamente impredicibili, ma ritengo assolutamente ingiustificabile il fatto che 3-4 giorni prima del concerto del 29 il rivenditore pescarese delle prenotazioni fosse nelle condizioni di rispondere (più o meno testualmente) alle nostre richieste: “Non sappiamo niente dei biglietti, forse il concerto non si fa neanche questa volta” (con riferimento alle date di novembre scorso) e che l’annullamento definitivo (per intenderci, quello del 1 febbraio) venisse ufficializzato alle 19.00 del 31 gennaio. Evidentemente non è ben chiaro che tali serate non si reggano solo sui fan locali, ma che esistono centinaia e centinaia di persone che devono organizzare preventivamente un viaggio, pensare al pernottamento, al lavoro dell’indomani, ecc. e che hanno bisogno di qualche dato certo in più per evitare “buche” come quella della sera incriminata.
In ogni caso, immediatamente dopo aver avuto la notizia, senza pensarci un secondo in più schizzo a casa, prendo la mia fedele vettura e mi precipito a Napoli in una disperata corsa contro il tempo (ma nel pieno rispetto dei limiti di velocità!). Sono stato fortunato: niente traffico per le strade, ai caselli e per tangenziali varie. Trovo a Fuorigrotta il mio carissimo amico Peppe, che nel frattempo era riuscito a procurarmi un biglietto di prima fila e che non finirò mai di ringraziare per questo e per tutta la sua disponibilità, e arrivo al Palapartenope 5 minuti esatti prima della comparsa sul palco dei nostri. Fiuuuuu!!!
Tutto ciò è stato ampiamente ripagato. Il concerto è stato perfetto sotto ogni punto di vista: acustica perfetta, visibilità ideale, pubblico caloroso e band in gran forma (bentornato, Mick Cervino!).
La scaletta dei brani ha seguito in linea di massima quella delle date estive: partenza con Shadow of the moon dopo la bellissima introduzione vocale di Candice, e così via con Morning star, Play minstrel play e tutte le altre. Ritchie non risparmia i suoi fraseggi introduttivi ai brani, i suoi duetti all’unisono tra chitarra e violino e i suoi pregiatissimi assoli, si concede all’affetto del pubblico, dà un rapido e scherzoso sguardo di gelosia a Candice quando questa, sentitasi rivolgere da uno spettatore: “Candice, I love you”, risponde con tutta la sua dolcezza: “I love you too”.
Tanti i momenti esaltanti. A memoria vi cito il primo assaggio elettrico del nostro menestrello con Sixteenth century greensleeves, una coinvolgentissima The clock ticks on eseguita con la partecipazione di ben quattro special guest (forse locali?) sul palco, la contagiosa title-track del loro secondo lavoro e la conclusiva Spanish nights, con Ritchie divertito alle nacchere (!!). Solito gran putiferio nel bis, poi, all’attacco di Black night.
Ma tutto il concerto non ha avuto un calo di tensione, nemmeno nel corso dei brani più intimisti e d’atmosfera. Il merito di tutto questo, per quanto mi riguarda, porta un nome su tutti: Candice Night. Ritchie ormai non mi sorprende più, è una vita che lo seguo fedele e chiunque mi conosca sa bene del mio innamoramento (artistico, of course!) per il personaggio e per la sua musica, ma la sua bella metà è una sconvolgente rivelazione: ormai assolutamente padrona del palco e delle modulazioni della sua voce, ha eseguito la sua parte egregiamente, da singer di razza. Incantevole! Non so cosa darei per riascoltare il brano con cui ci hanno salutato: una versione per sola chitarra e voce di Now and then letteralmente da brividi, con Candice a commuovere il pubblico con un’interpretazione del brano molto più intensa, sentita e toccante rispetto alla versione su disco. Bravissimi!

MAURIZIO VETERE

BLACKMORE's NIGHT - "Graz, Orpheum 14/10/1998" - Review By Oreste Cupidi.


Questa volta è fatta: i biglietti sono prenotati, l’albergo pure, il concerto è confermato... Ritchie, stavolta non scappi! Partiti da Canino (VT) abbiamo fatto tappa a Canazei (TN) e dopo 1.100 km siamo arrivati a Graz, luogo dell’unica data austriaca del Maestro (meglio una che nessuna...). Il concerto si tiene in un teatro con posti a sedere numerati; noi siamo in 5° fila proprio di fronte ad un Engl. Cominciano i Geyers Swartzer Haufen, molto apprezzati dagli ex-sudditi di Francesco Giuseppe e anche da noi (purtroppo siamo gli unici deficienti che non ridono alle loro battute in lingua madre). Il suono magico del “bottle neck” rompe il buio e finalmente appare la figura dell’Uomo in Nero, ostinatamente spalle al pubblico, e quando si gira un’autentica ovazione invade la sala. Si inizia con Shadow e alla prima strofa Candice stecca (cominciamo bene), ma a parte questo ed un altro errore è stata veramente brava per il resto del concerto. Lo show entra nel vivo, si susseguono canzoni vecchie e nuove; queste ultime mi hanno veramente colpito: Violet Moon in particolare è poesia pura, mentre durante il flamenco ci si accorge che Ritchie non finirà mai di stupirci. Divertente il pezzo mandolino-flauto (il Maestro e l’allieva). Inaspettata e bellissima Self Portrait, a cui seguiranno - dopo che Candice ci ha parlato di un gruppo chiamato Rainbow (?) - Still I’m Sad e Difficult To Cure, il tutto in versione acustica: sì, anch’io le avrei preferite suonate con la “Number One” però le ho trovate grandi anche così. Forse Riccardo non era soddisfatto del suono di quest’ultima dal momento che la “giallina” ha suonato solamente 2 canzoni (sigh): 16th Century e Silver Mountain; due, sì, ma valevano per 10! L’assolo della seconda sembrava non finire mai, con Ritchie scatenato fino a rendere incandescenti le corde della chitarra ed i nostri occhi allibiti. Il Giullare ha fatto poi chiedere al pubblico se volesse ascoltare qualche pezzo in particolare prendendo in nota seriamente ogni richiesta, per poi continuare con ciò che voleva lui. Il finale è stato troppo tranquillo: ripresa l’acustica ci ha deliziato con Whish You Were Here, ma poi ci ha lasciato così: ero certo che avrebbe chiuso con un pezzo al fulmicotone con la Fender, invece... sono stato l’ultimo a rassegnarmi che il concerto era finito.
Comunque Blackmore in versione “Night” mi è veramente piaciuto, dolce e potente anche con l’acustica, straordinario come sempre in ogni momento: la sua musica mi invade ed io mi ritrovo ad occhi chiusi a bere la sua melodia. Fa poi molto piacere vederlo allegro, suonare di gusto e scherzare con tutti; immaginate che faccia ha fatto quando ha visto un tizio addormentato in prima fila!! Degli altri mi è piaciuta la violinista e anche Candice si è fatta ammirare (intendo per la voce!), forse ha solo paura di sbagliare. Apprezzabile il volume contenuto che ci ha permesso di gustare il suono d’insieme (ma Ritchie suona anche troppo piano).
Qualcuno mi ha chiesto: “ma chi è ‘sto tizio che per vederlo sei andato da Viterbo fino a Graz?” NON DI SOLO PANE VIVE L’UOMO, MA ANCHE DI OGNI NOTA CHE ESCE DALLE DITA DI BLACKMORE!”
Danke, Ritchie
Vielleicht in Nachster Zeit … in Italien, si spera!

ORESTE CUPIDI

FRATUCELLI'S PROJECT - "Vigevano, Bikers 08.02.2002" - Review By Marcello "RJ" Catozzi